Pesare con cura

di Massimo Vita –

Pesare, soppesare, compensare: pensare. Pesare e ripesare. La metafora latina del “pesare con cura” equivale a pensare. E dunque se la pesantezza rimanda al concetto di pensare, sarà forse la leggerezza il suo contrario, l’opposto, l’inverso? Italo Calvino in quei suoi appunti che sarebbero dovuti servire per le sue lezioni americane, ma che divennero poi un libro postumo, sosteneva il contrario. Considerava “la leggerezza un valore anziché un difetto” ma, allo stesso tempo, non denigrava la pesantezza, e non riteneva “le ragioni del peso meno valide”, semplicemente aveva più cose da dire sulla leggerezza. Perché in fondo parlare dell’una significa in qualche modo parlare anche dell’altra. In poche parole, l’una ha senso solo in relazione con l’altra.
Presente o meno nel discorso la parola si plasma nei nostri pensieri e ai nostri sensi in relazione al suo opposto. Ma il significato intimo delle parole varia da persona a persona ed è per questo che spesso il linguaggio è ingannevole. A cosa pensiamo quando diciamo pesantezza? Ognuno di noi a qualcosa di differente. Se penso alla pesantezza penso a un treno. Pesante, stabile, sicuro, accogliente… ma allo stesso tempo penso alla sua leggerezza, alla sua velocità, alla sua sinuosità, al suo essere qui e tra qualche istante al suo essere altrove. Così come il bianco ha senso solo nell’incontro con il nero, così la pesantezza ha senso solo nell’incontro con la leggerezza. E così la parola ha senso sono nell’incontro con una nuova parola. Con un’associazione.
E l’associazione nasce, a volte, non sempre ovviamente, dall’istinto, da un rimando inconscio. Così se penso alla pesantezza inconsapevolmente penso a un treno, e se penso a un treno penso a quel treno che ha animato le fantasie dell’uomo per quasi un secolo… l’Orient-Express. Nato dalla visionaria intraprendenza di Georges Nagelmackers, uomo d’affari belga della fine dell’Ottocento, l’Orient-Express doveva essere “un treno che attraversasse un continente correndo su un unico nastro di metallo per più di 1.500 miglia”, e così è stato. Inaugurato il 4 ottobre 1883, per quasi cent’anni (con varie interruzioni durante la prima e la seconda guerra mondiale), l’Orient-Express ha fatto molto di più che mettere in contatto i paesi tra Parigi e Istanbul, ha creato veri e propri legami, intrecciando le storie dell’uomo, sino al 1977, anno dell’ultima corsa, soppiantato economicamente dalla concorrenza dei trasporti su cielo.
E l’idea di cielo non può che rimandare alla leggerezza, a quella idea di “sottrazione di peso” di cui parlava Italo Calvino in quegli appunti. E così probabilmente siamo tornati al punto di partenza, ma in realtà ci siamo mossi, se pur di poco, se pur solamente mentalmente, eppur ci siamo mossi… abbiamo pesato, soppesato, compensato. Abbiamo “pesato con cura”, in poche parole abbiamo pensato. E con cura abbiamo viaggiato a bordo di un treno pesante che con leggerezza ci ha trasportato… da Parigi a Istanbul, da Calvino a Calvino, dall’Occidente all’Oriente.