Leggerezza?

di Carlo Ciarrocchi –

L’altro giorno cercando di focalizzare un tema per il nostro giornale, un amico suggeriva “Leggerezza”.
Ho provato a protestare, dicendo che riflettere sulla leggerezza, apparirebbe quantomeno un paradosso, che non è a me che doveva rivolgersi.. Forse più avanti o più in là poteva esserci qualcuno che l’aveva vista passare la leggerezza e che forse – si dice – un giorno l’abbia afferrata… Ma io no- dicevo- io non so cosa essa sia veramente malgrado oramai possiamo rinvenirne le tracce quasi dappertutto intorno a noi e malgrado ci sforziamo ogni giorno di mostrarla nei nostri rapporti interpersonali: “Ciao come stai? Tutto a posto? Che fai durante queste vacanze?” Oppure nei nostri semplici e leggeri gesti quotidiani; vestirsi, accendere la luce, aprire un rubinetto, far colazione…
Ma cos’è la leggerezza in definitiva a chi appartiene e perché, io non saprei definirla, né tantomeno cercare di uscire da quello che poc’anzi ho definito un paradosso. Allora dovrei rassegnarmi e dire che la leggerezza o ce l’hai e la mostri o non ce l’hai e a quel punto puoi solo ridurti ad insegnarla ad altri…
Decido invece e ancora una volta di raccogliere la sfida, di uscire da questa contraddizione e lo faccio alla stregua del pensiero di Simone Weil: “Quando una contraddizione è un vicolo cieco che è assolutamente impossibile aggirare, se non con una menzogna, allora sappiamo che in realtà è una porta. Bisogna bussare, bussare, bussare instancabilmente in uno spirito di attesa insistente e umile. L’umiltà è la virtù più essenziale nella ricerca della verità”.
Lo faccio quindi bussando alla sola porta che forse conosco meglio; scrivo di me stesso, dei miei vissuti, ed è nel mio vivere quindi che ritrovo leggerezza ed il contrario di essa ovviamente, ritrovo persone che mostrano leggerezza e persone che vivono la leggerezza; la leggerezza dell’esserCI, ed è qui allora che vorrei focalizzare l’attenzione, e retoricamente mi chiedo: la leggerezza del vivere é punto di partenza o punto di arrivo? E ancora, leggerezza nell’uomo è da contrapporre a pesantezza o piuttosto a profondità di pensiero, di ricerca di analisi e di stile di vita? E infine nell’uomo queste caratteristiche le troviamo contrapposte o complementari?
Ho incontrato persone che hanno fatto della loro leggerezza un vessillo da mostrare ad ogni evenienza, un’arma di superiorità nei confronti del mutismo – a volte – di chi sente invece la pesantezza dell’esistere, la responsabilità del solo balbettare qualsiasi cosa persone alla ricerca di sola leggerezza dove potersi specchiare o semplicemente dove ritrovarsi. D’altra parte ho incontrato persone per le quali la leggerezza non è sinonimo di disimpegno di abdicazione dall’imperativo della ricerca. Dunque leggerezza e profondità del pensiero vanno insieme? Come le due facce d’una stessa medaglia, amico mio, ho visto come essa lascia il posto alla riflessione greve e spassionata di chi la vita l’ha vissuta, ne ha bevuto il miele così come il calice amaro, le riconosci queste persone, perché possono apparire leggere nei loro discorsi ma sempre finemente ironici semplici o sgraziati ma essi sanno che quella leggerezza altro non è che medicina, balsamo rilassante per i loro affondi e ristoro nel loro lungo peregrinare… Li riconosci allora dall’autorità e dal carisma che hanno anche nella loro leggerezza, è un semplice, una persona così, non un sempliciotto… È quella gaia serietà di cui troppo poco si parla e che dovremmmo ricercare.
La leggerezza dunque è sapienza e lo sapevano bene gli ebrei fin dai primi secoli a.C. I libri sapienziali della TANAK ebraica abbondano di inni alla leggerezza, alla spensieratezza e all’affido in Dio ma tutto ciò non come punto di partenza, ma come punto di arrivo di un cammino. Arrivare alla leggerezza dopo aver riflettuto a lungo sulla vita dell’uomo per ciò il Qoelet può affermare: “Sii felice, vivi la tua vita con leggerezza…”
Che dire allora, è un compito arduo parlare della leggerezza quando non la si ha nel cuore, ancora più difficile quando la si intuisce, la si brama ma non se ne scorge il filo che la lega, diceva un maestro, beato colui che non possiede un’anima e beato colui che la possiede ma disgraziato chi ne ha solo un abbozzo. Io direi allora che la leggerezza non va cercata al contrario essa si lascia trovare, dopo una seria e profonda e greve riflessione, essa ho fiducia che apparirà finalmente, premio ad una lunga ricerca di senso e di verità arriverà ad alleviarci dai pesi del dubbio e dell’umano complicarsi la vita…