OSSERVAZIONI DI UN’ESPERIENZA
Non me ne vogliate, ma devo iniziare questo mio scritto con la seguente premessa: mi è capitato di leggere su dei libri o articoli di giornale, di vedere in tv o addirittura di sentire “dal vivo”, l’esperienza di persone che praticando una disciplina orientale o altre metodiche volte all’introspezione, in tempi molto ristretti e brevi, gridano al miracolo proclamandosi testimoni di eventi straordinari!!! Ancora da quello che ho letto e sentito, sembra che queste persone, in men che non si dica, guariscano da tutto il malessere che li ha attanagliati fino a quel momento, addirittura riescono a vedere in loro una luce che li guida e li porta a percorrere la strada giusta…… io ci sto provando da quattro anni, ma non mi sembra di aver visto “luci” particolari o imboccato “giusti” sentieri da percorrere!!! Spero che questo mio tono non risulti troppo pesante, ma quello che voglio esprimere attraverso queste righe è che, secondo il mio punto di vista, la vita è un’unica esperienza, che inizia quando si viene al mondo e finisce nel momento in cui lasciamo questo corpo, nel mezzo c’è il nostro percorso fatto di piccoli passi e piccole consapevolezze, che non si risolve in un attimo di luce ma è un continuo studio. Personalmente ho iniziato a studiare lo Shiatsu in un momento particolare della mia vita, un momento in cui attraversavo un periodo di grande dolore con un vuoto nel cuore, un periodo di grande sfiducia soprattutto nei confronti del futuro anche imminente. Ora ho incontrato fantastiche persone che fanno parte dell’Associazione Infinito, che si impegnano nella vita e che grazie al loro fervido bisogno di ricerca mi hanno dato un input ad aprirmi a nuove conoscenze. Se non fosse stato per il loro esempio nell’impegno personale verso temi così importanti per l’evoluzione, non credo che io nello stato in cui ritrovavo, sarei stata in grado di compiere questi esili ma determinanti passi che mi hanno portata a sentire una ricchezza nel cuore e nell’anima, una pace ed una pazienza che mi aiutano a guardare al futuro con serenità, vivendo giorno dopo giorno con consapevolezza ed amore. Mi hanno sostenuta e soprattutto mi hanno insegnato tecniche che mi permettono di “respirare la vita”, ed assaporandola sto capendo che la felicità la puoi trovare in ogni piccolo momento, e se non crediamo in questo è perché non lo vogliamo vedere…. Tutto ciò che ho scritto acquista quasi la connotazione di un’utopia, ma è ovvio che la mia vita è comunque difficile, come quella di chiunque, è caratterizzata da crisi, che comunque in fin dei conti sono una benedizione, perché costituiscono un input alla ricerca ed all’evoluzione. Auguro anche a voi di intraprendere un percorso di ricerca, che a me ha tolto il dolore nell’anima. Auguro anche a voi di trovare ciò che è essenziale nella vostra vita.
FRANCESCA BISANTI
L’Associazione Infinito si sta dedicando da tempo alla pratica e diffusione della Respirazione Olotropica, tecnica evolutiva messa a punto in tempi moderni da Stanislav Grof conosciuto come lo psichiatra dello spirito. Grof si mostra nella sua pratica clinica interessato da subito al potenziale di guarigione ed evolutivo degli stati non ordinari di coscienza. La Respirazione Olotropica nasce con lo scopo di attivare, attraverso la respirazione e la musica, il nostro potenziale di autoguarigione che automaticamente si dirige verso le tensioni accumulate, liberandone l’energia intrappolata; essa lavora su tutti i piani della mente conscia ed inconscia, fino ad arrivare al mondo perinatale e oltre nel mondo transpersonale. Grande merito va a Grof per aver dato importanza cruciale alle fasi perinatali del nostro sviluppo cioè ai 9 mesi della gravidanza e oltre, fino alla memoria collettiva genetica più autentica, dove spesso risiedono le chiavi per innescare un processo evolutivo di guarigione bloccato da traumi e tensioni. Una seduta durra dalle 2-4 ore o più a seconda delle necessità individuali. L’ideale è partecipare a sedute residenziali in modo che l’istruttore possa sostenere l’intero percorso dello studente. La seduta termina con un disegno (mandala) o uno scritto, una poesia, un collage in modo che lo studente può continuare esteriorizzando un processo esplorativo attivato durante la seduta con la respirazione e la musica. In diversi casi viene richiesto, per facilitare la liberazione di tensioni fisiche, anche un lavoro sul corpo condotto dall’istruttore e personalizzato alla particolare situazione del partecipante, con il quale si continua a lavorare su tensioni che si sono somatizzate e che necessitano di essere liberate interamente. Per questo motivo, a volte, occorre più di una seduta. Mano a mano che il lavoro viene approfondito, possono emergere esperienze legate al mondo perinatale e transpersonale, oltre il livello biografico della esistenza attuale, che possono determinare grandi cambiamenti positivi nella vita privata e sociale del partecipante. La salute, la capacità ed il potenziale di ognuno vengono finalmente liberati e migliorati determinando una migliore qualità della vita. La Respirazione Olotropica è particolarmente indicata per chi ricerca un contatto profondo con il trascendentale, in qualsiasi forma si possa intendere, un’esperienza fuori dalle limitazioni dell’ego identificate col corpo, continuato nello spazio e sottoposto al senso del temporaneo e relativo. Il processo di autoguarigione e di evoluzione umana nella Respirazione Olotropica è un processo di morte / rinascita. Molte tecnologie del “sacro”, molte tecnologie evolutive si basano su un processo di morte / rinascita, la R. O. è, potremmo dire, “la tecnologia della morte / rinascita”. La prima grande esperienza di morte / rinascita la sperimentiamo durante la nascita biologica, abbandoniamo un ambiente acquatico per cominciare la nostra esperienza in un ambiente aereo; i passaggi evolutivi della nostra vita sono esperienze di morte e rinascita, qualcosa di vecchio, obsoleto, inutile, un fardello deve essere lasciato andare per procedere più spediti, più leggeri, con una maggiore consapevolezza o crescita. La vetta dell’evoluzione dell’esistenza umana è la morte dell’ego che segna la rinascita del SE; l’inizio di un punto di consapevolezza e libertà interiore, di un processo che ha portato all’individuazione e all’emergere delle istanze dell’ESSERE, che chiedono di esprimersi nella vita quotidiana per apportare benessere, gioia di vivere, potenza creativa, compassione e amore incondizionato.
VIAGGIO IN BURKINA FASO
Descrivere le mie sensazioni in Africa non è certo cosa semplice…… come già si è detto spesso il verbo banalizza quello che sentiamo nel cuore. Sono stata ospitata nel centro missionario di Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) dove mai zia suora risiede ormai da diversi anni. Quando le chiedevo di parlarmi della sua esperienza lei esordiva con “loro non hanno nulla”, ma finché non ho visto e respirato quella realtà, ho capito che non ero in grado di comprendere il significato profondo di ciò che mia zia cercava di spiegarmi. Durante il mio soggiorno, iniziato il 20 novembre 2005 e durato circa 2 settimane, mi pervadeva una calma e tranquillità che rasentavano quasi l’indifferenza.
Era come se l’aria fosse pregna di una qualche sostanza che rilassava le membra ed acquietava lo spirito…. Nonostante tutta la miseria è povertà presente in ogni dove. Era come se una forte sensazione “mi dicesse” che era inutile preoccuparsi per loro, poiché loro semplicemente “stanno”! I burkinabè sono lenti, anzi lentissimi……. sembra che il tempo per loro si fermi. Se domandi loro qualcosa, è possibile che la risposta arrivi anche dopo 10 minuti, e se non hai la pazienza di aspettare, guai a dare per scontato che “chi tace acconsente” nel loro caso è davvero l’opposto. Sembrano immobili, quasi immoti, e forse è proprio questo atteggiamento che ispira calma e tranquillità. Parlano piano, le loro parole sono quasi sussurrate.
Quando si incontrano si salutano con 4 baci tra donne, gli uomini invece si toccano con la mano 4 volte all’estremità della testa e soprattutto…… sorridono!!! Attraverso i loro sorrisi, una luce si accende nei loro occhi, che ti investe ed avvolge. In quella terra così lontana e diversa dalla mia, nessun tipo di paura mi toccava, mi sembrava di vivere una situazione surreale. Durante il soggiorno mangiare, per me, costituiva un problema perché mi sentivo in colpa al pensiero che proprio fuori dalla porta del centro la gente moriva di fame. Il centro viene gestito dalle suore, è tutto regolato, non esistono sprechi, inoltre esse lavorano duro tutto il giorno con impegno e costanza. Proprio di fronte al centro hanno innalzato in poco tempo gigantesche mura, all’interno delle quali si lavorava per edificare una moschea. La maggior parte dei burkinabè è musulmana, poi ci sono gli animisti e solo una piccola parte è cattolica. Gli animisti sfruttano l’ignoranza e la miseria della povera gente per far credere tutto ciò che vogliono e praticano strani ed inquietanti riti. Sto parlando della pratica di messe nere, “fatture”, ecc. Spesso accade che qualcuno, pur godendo di buona salute muoia improvvisamente, perché vittima di veleni che a volte agiscono anche a distanza di un mese. Alle spalle del centro, c’è un vecchio cimitero che non viene più utilizzato dove la notte si riuniscono i ladri per dividersi il bottino….. Tutto sembra un film e invece è pura realtà! Per esempio, il guardiano del centro percepisce uno stipendio di 41.000 franchi al mese (che corrispondono circa a € 62,50)…. Lui si sente ricco e fortunato e appena riscuote, ha già una lista lunghissima di spese da “tappare” sostenute dai suoi parenti che hanno bisogno per farmaci e beni di prima necessità. Così a lui non rimane nulla, non mette da parte nessun risparmio…. ma per lui è normale aiutare i suoi parenti, lui è felice così! I burkunabè sono gente molto dignitosa ed anche permalosa. Non vogliono in nessun modo sentir parlare di miseria….. Ricordo quando con mia zia ci siamo recate in un villaggio per portare viveri e vestiti, sembrerà strano ma in cambio abbiamo ricevuto 2 piccoli pollastri e circa un kg. di miglio….. era TUTTO ciò che possedeva la famiglia dalla quale ci siamo recate…… io ho sussurrato a mia zia di rifiutare, ma lei che conosce perfettamente la situazione, le abitudini ed il carattere dei burkinabè ha accettato di buon grado, ringraziando. Se non avesse preso quei doni, non avrebbe più potuto fare beneficenza in quel villaggio! Ci sono anche molte situazioni estreme, per esempio nella capitale, su un modesto ponte che attraversa un laghetto artificiale, vive una vecchia signora che è perennemente nuda. Mi è stato raccontato che da giovane ha subito uno shock: dopo essere accorsa nel sentire un urlo disumano, ha visto sua sorella piena di sangue….. le avevano tagliato la lingua solo perché uno stregone (animista) aveva detto a qualcuno della sua famiglia che quella donna procurava guai e che dovevano necessariamente tagliarle la lingua! Il paesaggio è povero e spoglio, i chioschi (che per loro rappresentano dei negozi) sono baracche di legno, le insegne sono dipinte sul legno stesso e la polvere invade tutto…. tutto sembra avere lo stesso colore: rossastro come la polvere del deserto. A completare il quadro, vi sono gli avvoltoi, uccelli orribili ed inquietanti, con un’apertura alare non indifferente. Qui nel Burkina, uno degli stati più poveri di tutta l’Africa, il vero grande contrasto che io ho riscontrato è tra spirito e materia. Da un punto di vista materiale ed estetico tutto è miseria, decadenza, stento, sofferenza e morte. Da un punto di vista spirituale, invece, sembra che dentro siano “bianchi”, immoti, sereni….. Un contrasto forte che si può toccare con mano (la mano della mente), un contrasto che ti porta a pensare e a fare parallelismi col mondo occidentale….. al mio mondo. Abbiamo tutto, tutto ciò che è materia, e non ci basta mai…… vogliamo “possedere” case, macchine, cibo, vestiario e anche persone. Ci identifichiamo talmente tanto in quello che abbiamo che non sappiamo più quello che siamo realmente. Abbiamo dimenticato le nostre vere origini, abbiamo dimenticato dov’è “CASA”, così distratti come siamo dal “mondo dei balocchi”…. e quanta fatica costa ritrovare la strada!!! In ultima analisi una domanda mi sovviene: è poi così importante mangiare, vestirsi, avere, possedere se poi si dimentica la vera essenza di noi stessi, se il “SE” viene impietosamente messo a tacere e dimenticato a beneficio della nostra ingordigia e del nostro ego? E mentre riflettevo su queste cose mi capitò tra le mani un libro sulla vita di Madre Teresa di Calcutta nel quale lessi: “La povertà più grande che c’è al mondo non è la mancanza di cibo ma la mancanza d’amore. C’è la povertà della gente che non è soddisfatta di ciò che ha, che non è capace di soffrire, che si abbandona alla disperazione. La povertà di cuore spesso è più difficile da combattere e sconfiggere”…. Per quanto mi riguarda, spero che l’esperienza in Africa mi rimanga impressa nella mente per sempre, come un tatuaggio nell’anima, spero che grazie anche ad essa io riesca a migliorare la qualità della mia vita.
MIRELLA NEGRO