VIAGGIO IN BURKINA FASO

VIAGGIO IN BURKINA FASO
Descrivere le mie sensazioni in Africa non è certo cosa semplice…… come già si è detto spesso il verbo banalizza quello che sentiamo nel cuore. Sono stata ospitata nel centro missionario di Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) dove mai zia suora risiede ormai da diversi anni. Quando le chiedevo di parlarmi della sua esperienza lei esordiva con “loro non hanno nulla”, ma finché non ho visto e respirato quella realtà, ho capito che non ero in grado di comprendere il significato profondo di ciò che mia zia cercava di spiegarmi. Durante il mio soggiorno, iniziato il 20 novembre 2005 e durato circa 2 settimane, mi pervadeva una calma e tranquillità che rasentavano quasi l’indifferenza.

Era come se l’aria fosse pregna di una qualche sostanza che rilassava le membra ed acquietava lo spirito…. Nonostante tutta la miseria è povertà presente in ogni dove. Era come se una forte sensazione “mi dicesse” che era inutile preoccuparsi per loro, poiché loro semplicemente “stanno”! I burkinabè sono lenti, anzi lentissimi……. sembra che il tempo per loro si fermi. Se domandi loro qualcosa, è possibile che la risposta arrivi anche dopo 10 minuti, e se non hai la pazienza di aspettare, guai a dare per scontato che “chi tace acconsente” nel loro caso è davvero l’opposto. Sembrano immobili, quasi immoti, e forse è proprio questo atteggiamento che ispira calma e tranquillità. Parlano piano, le loro parole sono quasi sussurrate.

Quando si incontrano si salutano con 4 baci tra donne, gli uomini invece si toccano con la mano 4 volte all’estremità della testa e soprattutto…… sorridono!!! Attraverso i loro sorrisi, una luce si accende nei loro occhi, che ti investe ed avvolge. In quella terra così lontana e diversa dalla mia, nessun tipo di paura mi toccava, mi sembrava di vivere una situazione surreale. Durante il soggiorno mangiare, per me, costituiva un problema perché mi sentivo in colpa al pensiero che proprio fuori dalla porta del centro la gente moriva di fame. Il centro viene gestito dalle suore, è tutto regolato, non esistono sprechi, inoltre esse lavorano duro tutto il giorno con impegno e costanza. Proprio di fronte al centro hanno innalzato in poco tempo gigantesche mura, all’interno delle quali si lavorava per edificare una moschea. La maggior parte dei burkinabè è musulmana, poi ci sono gli animisti e solo una piccola parte è cattolica. Gli animisti sfruttano l’ignoranza e la miseria della povera gente per far credere tutto ciò che vogliono e praticano strani ed inquietanti riti. Sto parlando della pratica di messe nere, “fatture”, ecc. Spesso accade che qualcuno, pur godendo di buona salute muoia improvvisamente, perché vittima di veleni che a volte agiscono anche a distanza di un mese. Alle spalle del centro, c’è un vecchio cimitero che non viene più utilizzato dove la notte si riuniscono i ladri per dividersi il bottino….. Tutto sembra un film e invece è pura realtà! Per esempio, il guardiano del centro percepisce uno stipendio di 41.000 franchi al mese (che corrispondono circa a € 62,50)…. Lui si sente ricco e fortunato e appena riscuote, ha già una lista lunghissima di spese da “tappare” sostenute dai suoi parenti che hanno bisogno per farmaci e beni di prima necessità. Così a lui non rimane nulla, non mette da parte nessun risparmio…. ma per lui è normale aiutare i suoi parenti, lui è felice così! I burkunabè sono gente molto dignitosa ed anche permalosa. Non vogliono in nessun modo sentir parlare di miseria….. Ricordo quando con mia zia ci siamo recate in un villaggio per portare viveri e vestiti, sembrerà strano ma in cambio abbiamo ricevuto 2 piccoli pollastri e circa un kg. di miglio….. era TUTTO ciò che possedeva la famiglia dalla quale ci siamo recate…… io ho sussurrato a mia zia di rifiutare, ma lei che conosce perfettamente la situazione, le abitudini ed il carattere dei burkinabè ha accettato di buon grado, ringraziando. Se non avesse preso quei doni, non avrebbe più potuto fare beneficenza in quel villaggio! Ci sono anche molte situazioni estreme, per esempio nella capitale, su un modesto ponte che attraversa un laghetto artificiale, vive una vecchia signora che è perennemente nuda. Mi è stato raccontato che da giovane ha subito uno shock: dopo essere accorsa nel sentire un urlo disumano, ha visto sua sorella piena di sangue….. le avevano tagliato la lingua solo perché uno stregone  (animista) aveva detto a qualcuno della sua famiglia che quella donna procurava guai e che dovevano necessariamente tagliarle la lingua! Il paesaggio è povero e spoglio, i chioschi (che per loro rappresentano dei negozi) sono baracche di legno, le insegne sono dipinte sul legno stesso e la polvere invade tutto…. tutto sembra avere lo stesso colore: rossastro come la polvere del deserto. A completare il quadro, vi sono gli avvoltoi, uccelli orribili ed inquietanti, con un’apertura alare non indifferente. Qui nel Burkina, uno degli stati più poveri di tutta l’Africa, il vero grande contrasto che io ho riscontrato è tra spirito e materia. Da un punto di vista materiale ed estetico tutto è miseria, decadenza, stento, sofferenza e morte. Da un punto di vista spirituale, invece, sembra che dentro siano “bianchi”, immoti, sereni….. Un contrasto forte che si può toccare con mano (la mano della mente), un contrasto che ti porta a pensare e a fare parallelismi col mondo occidentale….. al mio mondo. Abbiamo tutto, tutto ciò che è materia, e non ci basta mai…… vogliamo “possedere” case, macchine, cibo, vestiario e anche persone. Ci identifichiamo talmente tanto in quello che abbiamo che non sappiamo più quello che siamo realmente. Abbiamo dimenticato le nostre vere origini, abbiamo dimenticato dov’è “CASA”, così distratti come siamo dal “mondo dei balocchi”…. e quanta fatica costa ritrovare la strada!!!  In ultima analisi una domanda mi sovviene: è poi così importante mangiare, vestirsi, avere, possedere se poi si dimentica la vera essenza di noi stessi, se il “SE” viene impietosamente messo a tacere e dimenticato a beneficio della nostra ingordigia e del nostro ego? E mentre riflettevo su queste cose mi capitò tra le mani un libro sulla vita di Madre Teresa di Calcutta nel quale lessi: “La povertà più grande che c’è al mondo non è la mancanza di cibo ma la mancanza d’amore. C’è la povertà della gente che non è soddisfatta di ciò che ha, che non è capace di soffrire, che si abbandona alla disperazione. La povertà di cuore spesso è più difficile da combattere e sconfiggere”…. Per quanto mi riguarda, spero che l’esperienza in Africa mi rimanga impressa nella mente per sempre, come un tatuaggio nell’anima, spero che grazie anche ad essa io riesca a migliorare la qualità della mia vita.

MIRELLA NEGRO

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