ESPERIENZA DI UN VIAGGIO…………… L’INDIA

VIAGGIO IN INDIA – FAJEZA GRECUCCIO
ESPERIENZA DI UN VIAGGIO…………… L’INDIA

Siamo arrivati, siamo proprio in India! Usciti dall’aeroporto prendiamo un taxi per arrivare al nostro hotel. Non avevo grandi aspettative, immaginavo un mondo ricco di colori e profumi, che sicuramente ho ritrovato insieme a tanto altro. Siamo a Nuova Delhi, guardo dal finestrino e vedo che attorno a me, di tanto in tanto, sorgono delle montagne di terra, fango e rifiuti dove gruppi di persone hanno costruito le loro “case”, arrangiate con quello che hanno trovato in giro. Capirete che non sto parlando i mattoni, cemento e travi! C’erano anche palazzi, case, negozi, come in tutte le grandi città, ma la mia attenzione cadeva inevitabilmente su queste baraccopoli che sorgevano ovunque, ai bordi delle strade, tra una costruzione e l’altra in ogni angolo libero della città. In quel momento mi sono chiesta: “dove mi trovo?… ma qui non sono in India!”. Nei due giorni successivi trascorsi a Delhi, camminando per la strada non sentivo quel profumo di incenso che immaginavo, ma un misto di letame e rifiuti scaldati dal sole forte, ma vi dirò…. era un profumo anche quello! Ma la cosa che più addolorava il mio cuore era la ricchezza di questa città contrapposta alla povertà degli slam, e questa diversità  assurda la ritrovi semplicemente attraversando una strada. Non so se parlare di disperazione, forse era più la mia! Perché loro il non avere nulla lo vivono con una semplicità ed una serenità fuori dal comune, almeno questo trapelava dai loro occhi. I bambini di strada, sporchi, mezzi nudi e forse orfani, erano sereni, giocavano sorridenti e un nostro sorriso o un saluto era per loro una gioia immensa. Forse grazie alla forte spiritualità insita in questo popolo. I templi sono luoghi dove ricchi e poveri vanno a pregare e non solo la domenica o semplicemente per aggiornarsi dei fatti del giorno, ma costantemente e con un credo e una devozione mai vista. Sono felici quando uno straniero partecipa ai loro riti, fatti di canti, fiori e meditazione, ti fanno sentire parte del loro popolo, della loro storia e infondono una serenità pacifica. Prima parlavo di disperazione, ora di serenità e pace, ma non è una contraddizione, è così! Da Delhi ci spostiamo a Rishikesh e Haridwar le due città sante, situate a nord dell’India, proprio sul Gange. Il fiume Gange l’ho studiato sui libri di geografia da piccola e mi chiedevo il perché fosse un fiume sacro, e come mai suscitava una devozione così forte. E ora ero li, in riva al fiume nella meravigliosa atmosfera di Aarti, la cerimonia del fuoco, a respirare aria di magia, e ora le domande non servivano più, erano solo risposte. E dopo questa magica avventura introspettiva, ci spostiamo a Sud dell’India, nella disastrosa realtà colpita dallo tsunami, dove ancora oggi a distanza di anni, le catastrofi sono visibili. Babu, un nostro amico indiano contattato da Share H.L.P., l’organizzazione di Roma con cui l’Associazione Infinito collabora per la realizzazione di progetti umanitari, ci ha portato in alcuni di questi villaggi colpiti “dall’onda gigantesca”. Lui, insieme al suo gruppo ed anche grazie al nostro sostegno, sta cercando di ricostruire una scuola per dare un’istruzione ai bimbi del villaggio, che purtroppo non possono frequentare la scuola della città per il problema delle caste. Oltre a questo c’è il problema dei terreni che non sono più coltivabili perché il sale ha distrutto le proprietà della terra ed inoltre, nel raggio di 5 km dal mare, il suolo è letteralmente coperto di sabbia. La sensazione che si prova a camminare sulla sabbia senza vedere il mare è bruttissima, e guardando il cielo immagino quest’onda gigantesca e la potenza con cui ha percorso il suo tragitto e spazzato via case e vite. Oltre ai terreni, anche l’acqua è salata. Le grandi organizzazioni sono arrivate lì, hanno piantato una fontana, l’hanno fotografata ed hanno fatto vedere al mondo queste foto. Ma il mondo non sa che quella fontana è fasulla e che non esiste nessun pozzo. Di ben 400 organizzazioni arrivate sul luogo subito dopo il disastro solo 25, tra cui molte locali, hanno veramente fatto qualcosa. Ma non è il nostro caso ed è meglio non pensarci. È meglio non pensare che al mondo possano esistere persone senza cuore e senza coscienza a capo di certe organizzazioni. Ed è meglio non pensare alle persone a cui vai a chiedere dei vestiti che magari non usano più, per portarli a chi potrebbe averne bisogno, che ti rispondono se le scarpe di due anni fa possono andar bene perché passate di moda! Oggi a distanza di un anno, il richiamo di questa terrà è molto forte. Un consiglio? Andateci e magari al ritorno condivideremo le nostre esperienze.

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